Shabbàt

Il giorno che dà senso a tutti gli altri

Rabbinato centrale Milano
Parashòt

Bechukkotài 5768

Dopo i primi versetti di questa parashà, nei quali troviamo le benedizioni che il popolo d’Israele riceverà se seguirà la via del Signore, arriva una lista di terribili sofferenze che il popolo dovrà subire se si allontanerà da questa via. Ma in fondo a questo terribile e scuro percorso la Torà parla di una luce e di speranza. È scritto: “Nonostante tutto questo, anche quando saranno nella terra dei loro nemici, non li disprezzerò e non li respingerò fino ad annientarli… per essere il loro Signore..”. Esiste sempre un patto per il quale il popolo verrà salvato e bisogna ricordare che la una salvezza è già stata predidposta. Questo lo si può vedere nella schiavitù d’Egitto, nella quale durante il terribile editto del Faraone di uccidere i bambini d’Israele, stava nascendo un salvatore che li avrebbe fatti uscire da questa terra d’oppressione. A Purim, quando Hamàn progetta lo sterminio del popolo, Estèr era già entrata nella reggia imperiale per poter influenzare il potente monarca di Persia. Vale in tutti questi casi il famoso detto dei nostri Maestri che, contemporaneamente alla pena per Israele, il Signore prepara il suo rimedio. Questo ci viene ricordato, secondo alcune interpretazioni, anche nella prima parola della parashà im (se): infatti R. Avraham Menachem Rapa Miport ci fa notare che in questa parola iniziale sono accennati tutti i redentori d’Israele. Infatti le iniziali dei nomi di questi personaggi formano la parola im. E questi sono: per la redenzione dall’Egitto l’accenno è rivolto ad Aharòn e Moshè, per la redenzione dall’esilio di Persia e Media l’accenno è rivolto a Estèr e Mordekhai, e per la redenzione finale l’accenno è rivolto al Profeta Eliahu che annuncerà la redenzione e al Messia che la metterà in atto.

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