Shabbàt

Il giorno che dà senso a tutti gli altri

Rabbinato centrale Milano
Parashòt

Bemidbàr 5768

“Parlò l’Eterno a Mosè nel deserto di Sinai…” (Bemidbàr 1, 1). Ci fa notare il grande Maestro Rabbì Chaiym Yosèf David Azulai, conosciuto con il suo acronimo come Chiddà, che la ghematrià – il valore numerico, delle parole “Bemidbàr Sinai”, hanno lo stesso valore della parola “shalòm” – pace, cioè 378. I nostri Maestri hanno già fatto notare nella Mechiltà che commenta la parashà di Yitrò, che quando le tribù d’Israele arrivarono nel deserto del Sinai, arrivarono unite, come è scritto (Shemòt 19, 2): “E si accampò lì Israele” come se fosse un’unica cosa, un unico uomo, un unico cuore. Grazie a questa unità i nostri padri meritarono di ricevere la Torà dalla bocca del Signore. Aggiunge il Chiddà a riguardo: visto che questa parashà viene letta tutti gli anni durante lo Shabbàt che precede la festa di Shavuòt, sembra ovvio che in tale periodo bisogna cercare di riappacificarsi con il prossimo prima della festa che ricorda il dono della Torà. Così com’è uso di anno in anno riappacificarsi con il prossimo prima di Kippùr.

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