Shabbàt

Il giorno che dà senso a tutti gli altri

Rabbinato centrale Milano

Letteratura

Il sabato guastato

Tratto da “Shabbath – A cura di Augusto Segre”, Ucei 1972

carrozza

Martin Buber

Come ogni settimana, anche allora, all’uscir del sabato, il Baalscem recavasi in carozza fuori di città, ed erano con lui i tre ‘dei suoi discepoli, chiamati i tre David, cioè Rabbi David di Micalajow, Rabbi David Firkes e Rabbi David Leiches, ed il servitore Alexa che guidava i cavalli. E per lo più era il maestro che determinava la direzione e la velocità del viaggio, senza dir parola ma con la sua volontà, ed il servitore Alexa avrebbe potuto benissimo voltare le spalle ai cavalli che essi avrebbero portato la carrozza nel tempo voluto alla mèta desiderata.

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Shabbath nella foresta

Tratto da “Shabbath – A cura di Augusto Segre”, Ucei 1972

foresta

Jacob Fichman

In un piccolo villaggio, lontano da ogni agglomeramento, viveva un povero ebreo, familiarmente chiamato Lippa il sarto. Lippa era un uomo semplice, appena capace di sillabare i caratteri ebraici del suo libro di preghiere e sempre attivo al lavoro. Aveva l’abitudine di fare il giro dei borghi vicini nei sei giorni della settimana, cucendo rafforzando gli abiti degli agricoltori. Non rifiutava nessun lavoro dato che non voleva dover niente a nessuno. E’ facile immaginare le fatiche della settimana, quando doveva andare di villaggio in villaggio e di casa in casa. Ma al sesto giorno, la vigilia di Shabbath, per nessuna cosa al mondo Lippa continuava il suo lavoro.

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La madre che violò il sabato

Tratto da “Shabbath – A cura di Augusto Segre”, Ucei 1972

lettera

Israel Zangwill

Era giunta l’ora della morte per la centenaria nonna polacca. Secondo il dottore non aveva che un quarto d’ora da vivere. L’attacco era stato improvviso e i nipoti che ella amava sgridare non potevano esserle vicini.

Aveva finito la sua lotta con le sofferenze e ora si lasciava trasportare al di là dei limiti del rifugio terreno. Le infermiere, dimenticando tutte le noie che avevano avuto per le sue lamentele e i suoi arroganti scrupoli dietetici, non abbandonavano il letto su cui giaceva quell’essere rattrappito. Non potevano sapere che ella riviveva l’unico grande episodio della sua vita.

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La dimora del “Povero Dio”

Tratto da “Shabbath – A cura di Augusto Segre”, Ucei 1972

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Shalom Ash

Nel cortile sorge un piccolo edificio, costruito con assicelle vecchie e nuove. Colà abita il «povero Dio» degli inquilini del caseggiato. La sua dimora è tanto povera quanto la loro; e non è più pulita di quella dei suoi credenti. L’armadio che contiene la Bibbia è chiuso da una misera tenda. Su alcuni tavolini stanno sparsi esemplari del Talmud. E come nel resto del caseggiato strepitano i telai e le macchine da cucire, così qui echeggia la monotona cantilena di poveri Ebrei preganti il loro povero Dio.

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Il venerdì più corto

Tratto da “Shabbath – A cura di Augusto Segre”, Ucei 1972

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Chayim Nachman Bialik

1.

Se nelle comuni vigilie di Sabato merita lode chi è sollecitato, tanto più nel venerdì più corto! Quando il venerdì è corto non è lecito gingillarsi! Basta la minima negligenza perché, Dio guardi, si finisca col profanare il Sabato. Satana accusa proprio nel momento del pericolo.

Non è strano quindi che il Rabbino Sig. Lipa, Dio io mantenga, ebreo debole e pauroso per natura, cominciasse a darsi pensiero fin dalla mattina, dinanzi a quel venerdì così corto. Egli era molto severo verso sé stesso! Aveva un’enorme paura di tardare, non sia mai, perfino un minuto: ciò avrebbe sconvolto tutto l’ordine della sua giornata.

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