Shabbàt

Il giorno che dà senso a tutti gli altri

Rabbinato centrale Milano

Pensiero

Shabbàt: ricordati del tuo futuro!

Tratto da “Le Dieci Parole – Marc-Alain Ouaknin”, Paoline 2001

Matrimonio

Quarto Comandamento: «Ricordati del giorno di sabato per santificarlo. Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro, ma il settimo giorno è giorno di riposo per il Tetragramma, tuo Dio. Tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che è dentro le tue porte. Poiché in sei giorni Dio ha fatto il cielo e la terra, il mare e tutto ciò che è in essi, e il settimo giorno si è riposato…» (Es 20, 9-11).

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Il quarto comandamento

Tratto da “Asseret Hadibberot – Le dieci parole”

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“Ricorda il giorno dello Shabbat per santificarlo. Sei giorni lavorerai e farai ogni tua opera. Ma il settimo giorno è Shabbat per il Signore tuo D-o.

Non farai alcuna opera tu, tuo figlio, tua figlia, il tuo servo, la tua serva, il tuo animale ed il forestiero all’interno delle tue porte – per sei giorni il Signore creò il cielo, la terra, il mare e tutto ciò che era contenuto in essi, si riposò nel settimo giorno. Perciò il Signore ha benedetto il giorno dello Shabbat e lo ha santificato”

Ramban spiega la posizione dello Shabbat nella sequenza dei Comandamenti: primo il Signore ci ha comandato di credere nella Sua esistenza, nel Suo ruolo di Creatore che conosce, capisce ed in quanto Onnipotente controlla gli eventi; poi il Signore ci ha comandato di adottare lo Shabbat come un vivido segno e perpetuo riconoscimento che Lui soltanto ha creato ogni cosa.

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Lo Shabbàt non è una domenica che cade di sabato

Tratto da “Le Dieci Parole – Haim Baharier”, San Paolo 2011

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Lo Shabbàt, la domenica degli ebrei, non è una domenica che cade di sabato.

Ricorda il giorno di Shabbàt per santificarlo. Sei giorni lavorerai e svolgerai tutta la tua opera. E il settimo giorno sarà Shabbàt per Ado(n)ài il tuo Elo(h)ìm; non svolgerai alcuna opera, tu, tuo figlio e tua figlia, il tuo servo e la tua serva, e il tuo bestiame, e il tuo straniero che è entro le tue porte. Perché per sei giorni Ado(n)ài ha plasmato i cieli e la terra, il mare e tutto quanto in essi, e il settimo giorno si è riposato; pertanto Ado(n)ài ha benedetto il giorno di Shabbàt e lo ha santificato.

Nella promessa accolta al midbàr dai reduci d’Egitto, lo Shabbàt è ricordato come memoria della Genesi. Quarant’anni dopo, in prossimità di Canaan, davanti a un popolo composto da pochi veterani e molti figli del deserto, Mosè legittima la promessa dello Shabbàt in termini diversi: Leggi tutto ›

Sabato: architettura del tempo

Tratto da “Il Sabato – Abraham Joshua Heschel”, Garzanti 2001

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Prologo – Architettura del tempo

La civiltà tecnica è la conquista dello spazio da parte dell’uomo. È un trionfo al quale spesso si perviene sacrificando un elemento essenziale dell’esistenza, cioè il temp0. Nella civiltà tecnica, noi consumiamo il tempo per guadagnare lo spazio. Accrescere il nostro potere sullo spazio è il nostro principale obiettivo. Tuttavia, avere di più non significa essere di più: il potere che noi conseguiamo sullo spazio termina bruscamente alla linea di confine del tempo: e il tempo è il cuore dell’esistenza.[1]

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Bar Yochai e l’anno fatto solo di sabati

Tratto da “Alef-Dac 28”  – 1985

Giacoma Limentani

Quand’è che basta allungare una mano per trovare già pronto di che saziarsi e dissetarsi?

Caverna

Quando spadroneggiavano in Terra Santa, ai Romani non piaceva molto che gli ebrei studiassero la propria legge e osservassero le proprie feste. Essi pensavano, non a torto, che lo studio della Torà e l’osservanza soprattutto del Sabato, impedivano agli ebrei di assimilarsi agli altri popoli. Siccome volevano che si assimilassero meglio per poterli dominare, molto spesso proibivano l’insegnamento della Torà pena la morte. Incuranti del pericolo, i nostri maestri continuarono a insegnare di nascosto, e fra essi spicca Rabbi Shimon bar Jochai, che rimase nella sua scuola insieme col figlio Eleazar, finché entrambi non furono denunciati e costretti a nascondersi per sfuggire al patibolo.

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