Shabbàt

Il giorno che dà senso a tutti gli altri

Rabbinato centrale Milano
Parashòt

Ki Tissà 5768

“L’Eterno colpì il popolo con una piaga per aver fatto il vitello che aveva fabbricato Ahaòn”. Il peccato del vitello d’oro apparentemente era stato causato dalla mancanza improvvisa di Moshè. Non vedendolo tornare dal Monte Sinai e pensando che gli fosse capitato qualcosa, il popolo d’Israele reagisce facendo questo idolo. Pensando  a un popolo, appena uscito da una condizione di schiavitù e oppressione come quella egiziana, questa reazione, seppur spropositata, appare quasi naturale. Mancando una qualsiasi guida ed essendo in un situazione incerta, come  potevano essere giudicati mezidìn (trasgressori volontari)? Essi dovevano essere considerati come shogheghìm (trasgressori involontari); qual è quindi il motivo di una punizione così severa? La risposta si trova alla fine della parashà di Mishpatìm. Prima della salita sul Monte Sinai, Moshè dice agli anziani: “Aharòn e Chur rimarranno con voi. Chiunque abbia dei problemi da esporre potrà rivolgersi a loro”. Moshè quindi aveva previsto il problema e, per evitarlo, aveva lasciato Aharàn e Chur a guidare il popolo. Chur qui non compare. Secondo il midràsh era stato eliminato dal popolo in subbuglio che richiedeva ad Aharòn la costruzione dell’idolo. Per questo gli ebrei sono stati considerati shogheghìm.

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