Shabbàt

Il giorno che dà senso a tutti gli altri

Rabbinato centrale Milano
Parashòt

Metzorà 5768

“… Un recipiente di terracotta, nel quale sia stata versata dell’acqua viva – sorgiva” – (Vayikrà 14, 5). Ci si domanda quale sia la motivazione per cui la Torà specifichi che l’acqua che deve esse utilizzata per purificare tale recipiente di terracotta debba essere «acqua viva» cioè acqua di sorgente e non sia sufficiente l’abluzione di tale oggetto come negli altri casi di purificazione. I Maestri ci spiegano che la tzarà’at – lebbra – colpisce l’uomo non solamente nel corpo ma anche nell’animo portandolo verso la via della tristezza e della depressione. Quindi per risvegliare in lui l’animo e riportarlo nella via della Torà si utilizza dell’«acqua viva». Non a caso per incoraggiarlo e rafforzarlo gli veniva offerta l’acqua della conoscenza, lo studio della Torà che è chiamata appunto Beèr mayim chayìm – pozzo di acqua viva.

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