Shabbàt

Il giorno che dà senso a tutti gli altri

Rabbinato centrale Milano
Parashòt

Nassò 5768

“E concederti la pace” (Bemidbàr 6, 26). In questi ultimi versi della parashà di Nassò viene data da Dio la mitzvà della Birkàt Kohanìm. Ci fa notare il grande Saggio Rabbènu Yaakov ben Ashèr, conosciuto come Bàal ha Turim, che la ghematrià, il valore numerico, dell’ultima parola della Birkàt Kohanìm la parola shalòm – pace – è lo stesso valore della parola Esàv – Esau, denominazione questa attribuita a chi non è ebreo. Viene qui sottolineato dalle Scritture l’importanza di essere solleciti nell’interessarsi alle condizioni del prossimo, al suo benessere, ciò che nel linguaggio rabbinico è chiamato Sheelàt Shalòm – domanda di pace. Ciò viene a sottolineare che tale sollecitudine sia intesa anche nei riguardi del non ebreo. È scritto nel Talmùd Berakhòt 17a: “Hanno detto a proposito di Rabbàn Yochannan ben Zakaì che nessuno mai in vita gli anticipò lo shalòm, persino i non ebrei”.

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