Shabbàt

Il giorno che dà senso a tutti gli altri

Rabbinato centrale Milano
Parashòt

Pekudè-Shekalìm-R. Chòdesh 5768

“Questi sono i conteggi del mishkàn, il mishkàn della Testimonianza…” (Shemòt 38, 21). Ci fanno  notare i Maestri che in questo verso sembra ci sia una ripetizione. E cioè la parola mishkàn viene ripetuta due volte. Rashì interpreta tale ripetizione come accenno ai due Santuari (Bet Hamikdàsh) che verrano costruiti in futuro a Gerusalemme. È scritto nel Talmud (Yomà 21b): “Cinque cose vi erano nel primo Bet Hamikdàsh e non nel secondo. E queste sono: l’Aròn (Arca) – e il Kappòret (coperchio) con i Keruvìm (Cherubini), l’Esh hatamìd (fuoco perpetuo), la Shekhinà (Presenza divina), il Rùach Hakòdesh e la possibilità di porre quesiti agli Urìm Vetummìm”. Fa notare  il Gaon Rabbì Moshe Sofèr, conosciuto con l’acronimo di Chatàm Sofèr, che questo passo talmudico è legato all’inizio di questa parashà. Perché è scritto: “Èlle pekudè hamishkàn mishkàn…” come già detto la prima parola Mishkàn simboleggia il primo Santuario mentre la seconda simboleggia il secondo. C’è però tra le due parole una differenza: alla prima c’è un aggiunta di una hei che ha come valore numerico 5, che sono appunto, secondo il Chatam Sofèr, le 5 differenze elencate nel Talmùd appena citato.

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