Shabbàt

Il giorno che dà senso a tutti gli altri

Rabbinato centrale Milano
Parashòt

Yitrò 5768

“Allora Yitrò, suocero di Moshè…” (Shemòt 18, 2). I Maestri fanno notare che Yitrò era un uomo molto importante: egli era discendente di grandi personaggi, ed era insignito di grandi onorificenze tra cui quella di kohèn Midiàn, cioè sacerdote di Midiàn. L’Or Hachaim Hakkadòsh fa notare che in questo verso Yitrò viene chiamato suocero di Moshè per sottolineare che per lui l’onorificenza più grande è quella di essere imparentato con Moshè. Possiamo renderci conto dell’importanza che Yitrò attribuisce a Moshè dal suo comportamento all’inizio della parashà: Yitrò abbandona Midiàn e si va a unire al popolo ebraico. Quando giunge nei pressi dell’accampamento si fa annunciare chiedendo a Moshè di venirgli incontro. Yitrò non vuole semplicemente essere onorato da Moshè ma vuole la dimostrazione della sua stima e della sua approvazione. Yitrò ha intrapreso un lungo viaggio materiale e spirituale che lo porterà ad avvicinarsi al popolo e al Dio d’Israel e chiede all’uomo che considera modello spirituale di approvare il cammino da lui intrapreso.

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