Shabbàt

Il giorno che dà senso a tutti gli altri

Rabbinato centrale Milano
Parashòt

Beshallàch 5769

“Quando il Faraone mandò via…” (Shemòt 13, 17). Hanno detto i Maestri  nel Talmùd Meghillà 10b: “Ogni paragrafo che inizia con la parola vayhì – quando, non è che per sottolineare  sofferenza”. Di quale sofferenza si parla visto che si narra dell’uscita dall’Egitto dopo centinaia d’anni di schiavitù? Rispondono i Maestri: “Il termine vayhì – quando, viene a porre l’accento sulla sofferenza e la delusione verso i figli d’Israele, che non sono ancora arrivati a quel livello di risveglio spirituale necessario e non hanno ancora un forte desiderio per la redenzione da una vita di schiavitù”. Le piaghe che Dio ha mandato sull’Egitto avevano anche lo scopo di rafforzare la fede dei figli d’Israele in Dio, e dimostrar loro che il Signore sarebbe stato al loro fianco anche nel momento delle sofferenze. Ma tutti i miracoli fatti non hanno avuto l’effetto desiderato e cioè risvegliare il desiderio di un futuro migliore di una vita di libertà. Ciò è sottolineato proprio dall’inizio di questa Parashà: “Quando il Faraone mandò via.” È appunto il Faraone che li mandò via e non furono i figli d’Israele ad andarsene. Proprio per questo il paragrafo inizia con un termine che richiama alla sofferenza.

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